A descrivere l'Osteria del treno - oltre ai suoi piatti - ci hanno provato in molti. 
Gente d’estro, artisti della rima, artigiani della parola. 

Ci provò anni fa Stefano Bartezzaghi - giornalista e grande enigmista - alla sua maniera, con la sua arte, con un raffinato anagramma. Osteria del Treno? "L'estro d'Enotria".
Colpito da tanta puntualità scese in campo Gianni Mura, icona del giornalismo sportivo italiano e caro amico dell'Osteria. Un anagramma più onirico e raffinato. Osteria del Treno, "Sirenette al lardo". 
Il Bartezzaghi sfidato nella sua area rispose con guizzo da centravanti e, armato di penna e tovaglietta, chiuse per il momento, la partita.
Osteria del Treno: "Ristorante. E lode". Due a uno e tutti a casa.

Insomma, che dire? Certamente un locus amoenus dalla difficile definizione. Ristorante e ristoro, palcoscenico e piéce, opera d'arte e sua cornice, Il Treno è un classico che si perpetua e una tradizione che si rinnova. Rappresenta un legame unico tra quel "gran paesone" serpeggiante tra i Navigli di 50 anni fa e la metropoli odierna, che vola alta su Piazza Gae Aulenti e Citylife. 
Verso il futuro, oltre Expo 2015.

Angelo Bissolotti ne è l'anima e il capotreno, mentre Anna e Paolo oltre che suoi fratelli sono i fuochisti di questo treno che collega la Stazione Centrale all'osteria della Briosca, il tango argentino alla lingera - la piccola malavita milanese -, le canzoni di Gaber ai presidi Slow Food. 

La loro storia è il filo che lega le tante facce di questo luogo, diventato con tempo e dedizione un classico della cultura milanese. 
Viaggiando per una Milano ancora indecisa tra il pret-a-porter e il cavrìn de Montevegia,le borse di Prada e il taleggio del Ganassa.
Viaggiando leggeri, ma sempre con una “consolazione” in mano. Il nostro marchio di fabbrica.


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